M. Guandalini, V. Uckmar
Green economy, Italia
Green economy. Ovunque. È utilizzata nelle più disparate declinazioni. È un comportamento, uno stile di vita. Il presid ente degli Stati Uniti Baraci Obama, nel momento più buio della finanza mondiale, ha lanciato il suo Economic Recovery Plan: una virata verso l’economia verde con la costruzione di ‘fattorie eoliche e parchi solari’ per uscire dalla crisi.
La green economy parte da qui. Il 2009 è stato l’anno della ‘consacrazione’ per le energie rinnovabili. In Europa il settore creerà centinaia di migliaia di posti di lavoro in più. Il comparto è così in espansione che c’è addirittura carenza di manager e personale altamente specializzato. Le aziende italiane spendono una fortuna per l’elettricità (di cui l’Italia è il secondo importatore al mondo). Autoprodurla abbatterebbe, di molto, i costi di gestione attraverso impianti a biomasse, eolico e fotovoltaico. Forse il petrolio sarà disponibile ancora per 80 anni e le cosiddette fonti rinnovabili, nel loro complesso, sono in ritardo di 40 anni rispetto al fabbisogno coperto
dal greggio. In questi anni si è parlato molto di energie rinnovabili, ma poi nel concreto sono stati gli ostacoli burocratici, gli scarsi incentivi, il basso rendimento rispetto al costo degli impianti a frenarne lo sviluppo nel nostro Paese.
Con questo libro stiliamo un bilancio delle varie esperienze presenti in Italia, intravedendo, con degli esperti di settore, manager di alcune delle più importanti aziende italiane e multinazionali, ‘pensatori’ dell’economia verde, gli scenari possibili per i prossimi anni. |
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F. Butera, S. Bagnara, R. Cesaria,
S. Di Guardo (a cura di)
Knowledge Working
Il volume contiene i risultati di una recente ricerca condotta in Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Stati Uniti sul lavoro e sui lavoratori della conoscenza dalla Fondazione Irso.
Le occupazioni che le statistiche classificano come scienziati, manager, professional e tecnici superiori hanno raggiunto quote altissime della popolazione lavorativa. Queste occupazioni fanno parte di una più vasta categoria: i lavori e i “lavoratori della conoscenza”, coloro che operano su processi immateriali, il cui output immediato è nuova conoscenza. Più numerosi degli operai e degli impiegati d’ordine messi insieme, essi “producono conoscenza a mezzo di conoscenza” e in ciò risiede il vantaggio competitivo dell’Occidente e dell’Italia. La ricerca è un contributo a comprendere quanto siano cambiati la struttura sociale e i modi di produzione della società della conoscenza. Emergono grandi opportunità, ma anche serie criticità che riguardano l’identificazione e la gestione di ruoli e professioni, l’organizzazione del lavoro, le carriere orizzontali, la formazione, la qualità della vita di lavoro e l’identità professionale. Il volume formula proposte di priorità d’azione fra cui sviluppare nuove forme di organizzazione operativa e nuove “larghe professioni” nelle organizzazioni. |