T. Lancioni
Immagini narrate
Le “immagini” circolano all’interno della nostra cultura non solo grazie alla diffusione di opere che si rivolgono direttamente alla “vista”, quali dipinti o film, ma anche grazie alla capacità che altre forme semiotiche hanno di farci “percepire” aspetti del mondo, e fra queste anche quelle verbali dei testi “letterari”, come dimostra la capacità che abbiamo di riconoscere, o di contestare, la somiglianza fra le scene e i ritratti di un romanzo e le traduzioni pittoriche o filmiche degli stessi. La dimensione figurativa dei testi non ha però solo questa capacità di “rinvio” al mondo, offrendocene immagini più o meno vivide, ma costituisce anzi un “luogo” di particolare rilevanza per la definizione delle strategie di significazione di un testo, in cui si decide gran parte della sua ricchezza di senso e che proprio perciò può apparire come particolarmente “denso”, tanto che parte della critica ne ha fatto un sacrario quasi impenetrabile, quello del simbolico e dell’ineffabile.
A partire dall’analisi di alcuni testi letterari, e di qualche “traduzione” cinematografica, il libro esplora questa dimensione della significazione, e cerca di illustrarne le implicazioni che possono arricchire sia la prospettiva teorica adottata, quella della semiotica (post) strutturale, sia quella più immediatamente pratica, orientata all’interpretazione dei testi studiati. |
|
E. Rigotti
Conoscenza e significato
Il volume è invito e accompagnamento a rivedere l’insegnamento e l’educazione come problemi antropologici, quindi come questioni culturali prioritarie. La scuola può e deve diventare luogo, tempo, strumento di compartecipazione a un’esperienza di esplorazione appassionata della realtà, grazie a una didattica responsabile, capace di rispondere al desiderio di conoscere. Occorre che il docente si ri-appropri criticamente della cultura e delle discipline insegnate e pratichi lo stile argomentativo, caratterizzato dalla tensione a interpellare ogni allievo come soggetto dotato di ragione, affezione e libertà. In questo modo può svolgere con dignità ed efficacia il suo compito educativo, che non è un’appendice della professione, ma un fattore essenziale dell’essere insegnante. |